Di recente ho avuto modo di leggere un articolo a firma di Patricia Skinner sull’uso dei copywriter nel processo di creazione del contenuto di un sito web. Preciso, il titolo dell’intervento era volutamente provocatorio e probabilmente frutto di una onesta difesa corporativa: Assumeresti un copywriter che lavora gratis? La domanda in un certo senso conteneva la risposta, visti i presupposti che caratterizzano la fonte presa in esame. No, assolutamente no, perchè un cattivo webwriter può seriamente mettere in difficoltà il tuo sito, c’era scritto.
Devo dire che ho sempre guardato con sospetto alle difese corporative, perchè sono un propugnatore della libera concorrenza, se questa apre nuove possibilità, abbatte i costi e fa lievitare i ricavi. Purtroppo però, quel SE messo davanti ai miei auspici – credo condivisibili da qualunque operatore economico – fa tracimare i castelli di carte che si celano dietro le offerte a basso costo, peggio ancora se gratuite. E non mi riferisco al posizionamento gratuito, che spacciato in tal senso ho scoperto essere nient’altro che la vendita di un e-book, con dei consigli che rimandano all’acquirente il compito di posizionare il sito, quanto all’uso della manodopera articolista, dicevo, che si propone sovente nei forum specializzati, ricercata da chiunque abbia bisogno di tirar su dei contenuti convincenti (si fa per dire…) per il proprio sito.
L’ho fatto pure io, richiedere degli articolisti a basso costo, e devo dire la verità… ne sono rimasto parecchio deluso. Ho passato delle mattinate a correggere e riscrivere gli articoli, anche scritti da persone che non scrivevano male, ma non possedevano il dono della ricchezza lessicale, che io giudico decisiva nell’ambito del posizionamento. Articoli usciti a firma altrui sopra i quali avrei potuto far valere dei diritti. Non chiedo di scrivere romanzi, né di scrivere come scrivo io (cioè chiaro, preciso e corretto… eh eh), ma almeno mostrare di saper scrivere di un argomento seguendo delle linee guida impartite in modo cristallino. Ho dovuto correggere degli arcaismi, delle forme verbali disastrate, delle incogruenze clamorose tra parti diverse del testo (chi inizia in tono formale non può concludere con toni solenni, ne va del registro comunicativo), delle perifrasi lunghissime messe in essere allo scopo di allungare tediosamente la brodaglia, già di per sè insignificante.
Ripeto: enorme delusione, perchè alla fine ne ho provati diversi e tutti mi hanno costretto a metter mano ai testi, facendomi concludere che la qualità non può essere concessa in appalto, se questa è decisiva per portare a termine un lavoro. Meglio lavorare due ore in più.
Il contenuto è Re, si è ripetuto in questi anni. Posto il fatto che non ne sono più tanto convinto, nel significato assoluto del termine, io pongo molta attenzione ai contenuti, perché mi sono reso conto che fanno la differenza, che hanno prodotto successi, che mi hanno restituito dei feedback sul mio lavoro che mi sono valsi altri incarichi. E sono stati contenuti scritti da me o sul quale sono pesantemente intervenuto e non tanto per assicurarne la correttezza formale o l’originalità (aspetti comunque rilevanti), quanto per inserire quella ricchezza lessicale che fa parte ormai dei brevetti di Google, che giudica positivamente il valore tassonomico dei testi e la disposizione gerarchica degli argomenti.
In particolare nella compilazione di testi rilevanti per i motori di ricerca contano i fattori dell’attinenza logica e semantica, dell’organizzazione gerarchica e tassonomica (basata sugli argomenti), dell’attualità e della rilevanza storica delle pagine in relazione agli argomenti trattati. Esiste poi un fattore unificante, che è quello dell’organizzazione generale del sito, dalla home page alle pagine interne. Se si lavora bene su questi principi il sito è in grado di posizionarsi bene, altrimenti si perde solo del tempo. Esattamente come quando inseriamo un riempitivo al posto di un testo qualificato.




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