Lo scorso fine settimana sono capitato nel paese dove abita mia madre e ho incrociato il proprietario di un albergo locale. Discutendo del più e del meno siamo finiti a parlare della stagione turistica passata e delle prospettive di quella futura (il posto è a 30 chilometri dal grande flusso turistico della Sardegna nord-orientale).
Ora, immaginate di abitare in una capanna non troppo distante da un grande fiume pescoso. Ogni mattina i pescatori che abitano sulle rive del fiume riempiono le reti di pesce e le vendono al mercato, mentre voi passate tutto il giorno ad osservarli, rosolando d’invidia e maledicendo il destino che vi ha fatto nascere non troppo distanti dalle sponde di quel ricchissimo fiume.
Vi siete mai domandati se il vostro destino potesse cambiare? Immagino di no. Tirate a campare, avete il vostro piccolo campo e le gabbie con le vostre galline, e in qualche modo, segretamente, odiate il fiume. Siete arrivati a odiare anche le giornate di pioggia, che lo ingrossano e alimentano la fauna ittica.
Un bel giorno, mentre state dando da mangiare alle vostre amate galline, vedete comparire sulla stradicciola che collega al mercato ittico una bizzarra compagnia di forestieri. Sono Turisti, o almeno si qualificano così. Dall’aspetto si capisce una cosa: che sono stanchi e che muoiono di fame.
Il capo comitiva parla una lingua che non conoscete, ma i suoi gesti universali sono inequivocabili: abbiamo fame, potete ospitarci per darci due bocconi di quel buon pesce che abbiamo visto al mercato, siamo disposti a pagare bene.
Voi, che per tutto il tempo vi siete presi cura delle galline, nel conflittuoso rapporto di amore-odio col pesce, non avete altro da offrire che uova. Al massimo uova e bacon, uova strappazzate, uova sode o una tiepida frittata con due cipolle. Nient’altro. Pensate quello che vi hanno insegnato i vostri avi: se hanno fame si accontenteranno di quello che passa il convento.
Invece, per uno strano miracolo, maledetto destino, i Turisti accettano un uovo, ma non si fermano, mentre voi rinunciate a prendere i soldi, convinti di aver rotto il sacro vincolo dell’ospitalità. Il peggio deve ancora venire, perchè a tarda sera i turisti ripassano sulla strada che li riporta al mercato e salutandovi vi dicono di essersi fatti una grossa mangiata di pesce qualche chilometri più avanti.
Morale della favola? Avete perso un sicuro guadagno e il vostro risentimento verso il pesce e il fiume è notevolmente aumentato. Le nozze con le galline sono fissate tra una settimana…
Questo breve excursus favolistico per riportarci alla situazione iniziale. Io e l’albergatore. Alla domanda se fosse interessato a fare un sito internet, a collegarlo al bel mondo del turismo online, a fare presenza sul social network, a vendere prenotazioni col posizionamento egli mi ha risposto che “tanto qui non ci viene nessuno”.
E ho ripensato alla mia storiella: gli sarebbe bastato tirar su un piccolo barbecue da giardino, per arrostire del pesce fresco proveniente dai banchi del mercato. In questo modo avrebbe sfruttato parte del grande flusso turistico non troppo distante da lui.
Bisogna anche pensare positivo. E sapere che quando si vuole promuovere un hotel in una zona limitrofa a quella turistica, si deve promuovere prima il territorio e la sua offerta collaterale, quindi l’albergo. Perchè nessun turista, giunto in un bel posto, trascorre le giornate in una camera d’albergo.



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Bravo Pietro! un bell’esempio racchiuso in una storiella facile da capire.
Ma poi? l’albergatore si è convinto?
Certo che no! :-D
Bel post, davvero! Complimenti Pietro :-)
Grazie Antonello :-) rigiro doverosamente i complimenti :-)