Pochi giorni fa sono stato posto di fronte a un dilemma riguardante lo sfruttamento del budget. Quando si fanno campagne di posizionamento, spesso allargate a soluzioni di marketing a tutto tondo, l’aspetto che dev’essere chiarito col cliente è che non si può improvvisare, non c’è più spazio per il dilettantismo e per il fai-da-te. In particolare, si può riassumere il complesso delle operazioni on page e off page nel nuovo proverbio “non si tocca foglia, che il seo non voglia” Questo perchè ogni cambiamento ha una sua ripercussione, che andrebbe registrata, per poter proficuamente tornare sui propri passi, in caso di insuccesso. Le tecniche di ottimizzazione e posizionamento, infatti, comprendono una fase di test che si può definire parallela e mai definitivamente posta in archivio, se intendiamo migliorare o mantenere le posizioni di vertice.
Recentemente ho dunque suggerito alcune strategie per migliorare definitivamente il posizionamento di un sito, che per altro si trova al terzo / secondo posto di una chiave molto competitiva. Una riguardava l’approfondimento della presenza sul social network, con idee e spunti per mandare avanti un profilo social su Facebook in maniera intelligente; l’altra aveva a che fare con l’ipotesi di installare e gestire un blog aziendale, il corporate blog.
Il punto è che di fronte a queste soluzioni, che costituiscono il carburante per espandere la link popularity e introitare link in entrata, il cliente ha opposto molte ragionevoli obiezioni. Per risparmiare, suo naturale diritto, ha proposto una via di mezzo: gestire il profilo social attraverso una collaboratrice e rinunciare al blog, per mancanza di tempo e personale (e di idee, ma quelle non sarebbero mancate). Un altro cliente ha invece chiesto di fare il contrario: Facebook, Twitter e blog gestiti dai suoi collaboratori, accontentandosi della consulenza specifica (in soldoni: idee per mandarli avanti nel tempo e far guadagnare link in entrata).
Il rischio dell’improvvisazione bilancia il costo effettivo del blog aziendale? Sinceramente penso che un blog dev’essere fatto bene, tanto più se è legato al nome dell’azienda. Meglio non farlo, se proprio dev’essere fatto male. Inoltre, la qualità migliore di un blogger è la costanza, la perseveranza, ingredienti che ci dovrebbero essere in un ambito professionale, se si sceglie la persona giusta.
Bisogna anche far capire che un blog aziendale o una pagina Facebook gestita come Dio comanda fanno fare un salto di qualità notevole, se sono amministrati con talento, costanza e soprattutto idee particolari che mettano in risalto la personalità dell’impresa e dei suoi prodotti / servizi, pur non avendo l’urgenza di pubblicizzarli ogni santo giorno (spam). Capire questo passo significa immergersi nel mondo della qualità: un servizio professionale di questo tipo, gestito come si deve, porta indubbi vantaggi al sito principale.
Rispetto al posizionamento di un hotel un cliente mi ha chiesto di indicargli esempi vincenti di corporate blog di hotel, che non fossero appartenenti a catene o marchi importanti. Gli ho risposto che non è facile trovarne, proprio perché tutti oppongono resistenza e se possono fanno riferimento a una gestione fai-da-te, improvvisata. Per cui, se non c’è a disposizione il classico collaboratore factotum, facilmente si rinuncia. Ma io sono stato chiaro: senza voler essere oltremodo ottimista, gli ho detto che è tempo di dare un segnale, che certe volte vale la pena essere pionieri e non seguire la scia.
Per ora nulla da fare. Vi aggiornerò sul punto se riuscirò a far comprendere che l’improvvisazione ha un costo superiore alla qualità professionale.



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Sapessi come ti capisco… apparte il fatto che lavoro in campo turistico e far comprendere a un cliente l’importanza di un sito, della usabilità, della brand reputation, di un buon utilizzo della web analytics, è un’impresa a volte di non poco conto.
Per il resto sono una web copywriter… ancora peggio, perchè i testi sono tutti bravi a scriverli (in Italia!) e un testo ottimizzato o persuasivo, a quanto pare non vale molto. Persino la maggior parte delle web agency non ha un copy, dunque sono stata fortunata a trovarne una che invece sa cos’è e ne fa uso.
Ti capisco… è davvero demotivante quanto non viene riconosciuta l’importanza del tuo lavoro!
Che si può dire Marghe? Aspettiamo tempi migliori, facciamo finta che peggio di così non possa andare e impegniamoci di più facendo vedere che c’è differenza. Io non sono contro il dilettantismo, anzi, mi piace la gente coraggiosa che ha voglia di imparare, perché è l’inizio per tutti. Ciò che mi dà fastidio è la pretesa di avere certi risultati a costo zero :-D o non avere la lungimiranza dell’investimento. Ma insomma… molto dipende da chi sulla rete ci lavora.