Dei recenti fatti cinesi e italiani (ahimè si) c’è chi si rallegra: la politica anti-Google infatti ha molti simpatizzanti anche in Occidente e in particolar modo in tutti quegli operatori che temono la politica molto aggressiva della società di Mountain View. Come ho spiegato tante volte (e i dati di traffico ormai confermano questa tendenza) dal punto di vista consumistico si gioca un’enorme battaglia sul fattore Tempo: utilità sociale e intrattenimento sono i campi nei quali il fattore Tempo viene speso maggiormente.
Google sta intraprendendo una strada che incontra molti ostacoli, soprattutto ad alti livelli (forti concorrenti che premono sui Governi, intere lobbies, rappresentanti della vecchia industria della comunicazione): Vodafone accusa Mountain View di detenere il monopolio della pubblicità online, quasi fosse una colpa aver sviluppato un motore di ricerca migliore dei concorrenti.
In Italia e nel resto del mondo gli editori hanno alzato la voce accusando Google di favorire e praticare il furto dei diritti di proprietà intellettuale. In America si è mosso Rupert Murdoch, il tycoon interplanetario, mentre in Italia addirittura l’azienda del presidente del consiglio, che in ossequio alla sua naturale propensione ha subito messo online un portale di video (che sembrano molto presi da YouTube e rimontati su Mediaset Video). In particolare il demenziale decreto Romani che equipara un canale YouTube a un broadcaster va in soccorso di un intero settore dell’editoria, dominato dal capo politico del sottosegretario Romani.
Google ha infatti espresso preoccupazioni, circa il comportamento di alcuni paesi e la loro politica di filtraggio delle informazioni. La Cina è stata accusata di spionaggio e Google ha subito avuto un soccorso dall’amministrazione Obama, per voce del segretario di stato H. Clinton. Da noi Frattini è preoccupato di servire le sue principali stelle polari: il presidente del consiglio e Gheddafi, nessun cenno al fatto che in America qualcuno ci considera simili alla Cina.
Detto questo, la filosofia di Google si è ormai spostata verso una visione All In One, tutto compreso, che battaglia sul terreno del fattore tempo contro alcuni siti che hanno preso il sopravvento, in particolare Facebook. Anche Facebook sta lottando per aumentare i ricavi e arricchirsi di funzionalità che non si esuariscano nel mero aspetto ludico. Come sfruttare adeguatamente il fatto che Facebook veicola complessivamente più traffico di Google (è una statistica incompleta alla quale non credo, penso che questo accada su un tipo di siti con trust elevato, che siano riprendibili come fonte, il resto verrà tra qualche anno)?
Facebook potrebbe diventare un motore di ricerca? Si, nel senso che può diventare il primo fruitore di notizie, esattamente come può diventarlo Twitter, ma dovrebbe sviluppare una tecnologia simile al know-how di Google, che francamente non mi pare nelle sue corde. Google ha una storia di 15 anni alle spalle. Intanto però stringe accordi con Bing.
E Google? Può diventare un alter ego di Facebook attraverso Buzz? Qui il discorso è più complicato. Io penso che Buzz abbia un che di concettualmente sbagliato e cioè il fatto che sia legato a GMail. Trasmette l’idea di essere più invasivo di Facebook, che ci permette di scegliere amici tra più reti che non necessariamente corrispondono alla rete di contatti di una mail (che per esempio può essere usata per un unico scopo professionale e non personale). Non so bene come si evolverà la faccenda, ma ritengo che Facebook da questo punto di vista sia un prodotto estremamente vincente e che per essere battuto debba trovare un concorrente che offra lo stesso, ma con migliore qualità e un dispendio minore di energia (la noia, infatti, è la prima nemica dell’intrattenimento).


