Ieri ho avuto una discussione riguardante l’impatto di Google su particolari settori economici. Ancora ieri ho ricevuto la mia prima visita dal motore di ricerca interno di Facebook, cioè all’interno di Facebook qualcuno ha cercato la parola “alberghi” e ovviamente ha seguito un link del mio blog presente sul noto sito social.
Questi due fatti apparentemente distinti mi portano ad alcune considerazioni, che spero possano interessarvi, che per facilità e brevità esporrò in forma di dialogo.
Facebook sostituirà Google come motore di ricerca?
No, assolutamente, Google è molto avanti rispetto a tutta la concorrenza e l’unica strada per batterlo sul terreno delle ricerche è quella di tentare accordi in esclusiva e di pareggiarne o superarne la tecnologia. Microsoft Bing sta tentando di stringere accordi in esclusiva per veicolare contenuti sul motore di ricerca, l’accordo Facebook / Bing non è in esclusiva.
Rispetto al traffico sarà più importante Google o Facebook?
Il grosso rischio dei siti di social network è l’inflazione. Se abbiamo un fenomeno di inflazionamento di questi servizi (che a qualcuno ha suggerito la perfida battuta ” ci sono più siti di social network che utenti”) l’utente può annoiarsi e non trovarli più interessanti. La regola d’oro per sopravvivere nella rete è innovare, aggiornare, offrire nuovi contenuti e non aver paura di rischiare e fare cambiamenti epocali, dopo aver stabilito un patto di fiducia con gli utenti. E’ quello che ha fatto Google negli anni, che è sempre cambiato, proponendo ogni volta versioni diverse dei suoi prodotti e dei suoi algoritmi, perseguendo un obbiettivo che ai navigatori appare chiaro e semplice. Quasi condiviso. Pensate ai concorrenti di Google nel 1999. Che fine hanno fatto? Detto questo Facebook è in grado di veicolare più traffico di Google se resiste, si aggiorna, offre ogni volta nuove soluzioni e dinamiche di intrattenimento. In questo caso tutta la rete del social network può convogliare traffico sui siti.
Quali sono i siti che beneficiano del traffico social?
I siti di informazione, altri siti social network, i blog personali e i siti di applicazioni cosiddette “useful”. In più i siti di particolari settori economici nei quali il business online è rilevante se la recensione del consumatore o il suo giudizio è importante prima di procedere all’acquisto del bene o del servizio.
E’ possibile usare i siti di social network come Facebook per aumentare la popolarità di un sito?
Ovviamente si, ma se per popolarità intendiamo quella derivante dal link building, dobbiamo considerare un aspetto importante: che il profilo social non può andare distinto dal sito. Ma mentre il sito deve vendere un prodotto / servizio, il social deve vendere una identità, una personalità. Pertanto abbiamo bisogno di un filtro tra social network e prodotto, che non faccia scadere il profilo in una pagina informativa spammosa.
Qual è il filtro migliore tra social e prodotto?
Il blog. Ovviamente in tutti quei casi nei quali il brand non è forte e immediatamente riconoscibile o dominante. Mi spiego: la Coca-Cola o l’I-Pod non hanno bisogno di una spinta particolare. Ovviamente la loro politica di marketing è ben nota e si riflette anche sul web, ma io mi riferisco ai settori normali dell’economia, quelli di tutti i giorni. Un’azienda che produce dei cuscinetti a sfera non può spammare i profili con informazioni sul prodotto, sarebbe super-noiosa! Deve trovare un modo per sfruttare il tempo utilizzato nei social network, al fine di promuovere in maniera intelligente il prodotto.
E per quale motivo il blog è il miglior filtro tra social e sito e quindi il prodotto o servizio da vendere?
Perchè può essere usato come un hub, una centrale di smistamento del traffico. Esistono piattaforme di blogging che permettono l’integrazione tra blog, sito e social network. Il blog ha l’onere di portare traffico al sito, se produce buoni contenuti esso circolerà nel social network e in generale sul web. Inoltre la presenza nel social network ha diffusione orizzontale, pertanto richiamerà altri click e in link in entrata da più fondi. A quel punto l’azienda – dopo aver valutato l’impatto del prodotto nei profili social e il giudizio della media degli utenti / consumatori – può indubbiamente fare del social marketing, dirigerlo. Un blog permette di “personalizzare” il profilo social e trasferire identità al prodotto, sfruttando il meccanismo ben noto nella pubblicità del testimonial e del feedback.
Se fossi un albergatore come sfrutteresti il social network?
Di sicuro non mi limiteri ad aprire un profilo facebook o twitter per postarvi le offerte del fine settimana. Come ho già segnalato in un post che è stato ripreso in qualche slide in giro per la rete, a titolo di esempio intelligente di social marketing, l’azienda non deve spammare, non può informare e fare volantinaggio, perché nel social ci sono persone, non consumatori diretti. Lo diventano solo se sono attirati da tutto ciò che rappresenta il prodotto.
Vogliamo dirla ancora? Un albergo non può essere pensato avulso dalla sua residenza. Inoltre bisogna trovare degli escamotage particolari che portino a difendere la struttura, la sua direzione, i suoi servizi e il suo personale. Quanti forum ci sono aperti sui Pink Floyd e quanti di essi, totalmente gratis, senza alcun motivo particolare, letteralmente propagandano le loro canzoni, che fanno aumentare i diritti d’autore di Gilmour e soci? Vi siete mai chiesti quale meccanismo spinga il fan? Aumentare la popolarità di una cosa che usiamo o facciamo, esaltarla se ha succeso o rifiutarne l’accostamento se viene vista negativamente, è un comportamento sociale naturale. Se vado a dormire in un hotel che mi piace, lo difenderò, perché voglio che quello che io faccio sia meglio di quello che fanno altri. Ma per difendere questa scelta coerente dovrò avere un motivo che mi spinga a farlo online. All’albergatore il compito di trovare questi spunti e svilupparli nei profili social.


