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	<title>Seo Blog &#187; Internet</title>
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	<description>Notizie e approfondimenti su Google, Bing e i motori di ricerca</description>
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		<title>All in One: Google contro tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 08:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dei recenti fatti cinesi e italiani (ahimè si) c&#8217;è chi si rallegra: la politica anti-Google infatti ha molti simpatizzanti anche in Occidente e in particolar modo in tutti quegli operatori che temono la politica molto aggressiva della società di Mountain View. Come ho spiegato tante volte (e i dati di traffico ormai confermano questa tendenza) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Dei recenti fatti cinesi e italiani (ahimè si) c&#8217;è chi si rallegra: la politica anti-Google infatti ha molti simpatizzanti anche in Occidente e in particolar modo in tutti quegli operatori che temono la politica molto aggressiva della società di Mountain View. Come ho spiegato tante volte (e i dati di traffico ormai confermano questa tendenza) dal punto di vista consumistico si gioca un&#8217;enorme battaglia sul <a href="http://www.ottimizzaseo.com/2010/01/07/google-real-time-search/" target="_blank">fattore Tempo</a>: utilità sociale e intrattenimento sono i campi nei quali il fattore Tempo viene speso maggiormente.</p>
<p>Google sta intraprendendo una strada che incontra molti ostacoli, soprattutto ad alti livelli (forti concorrenti che premono sui Governi, intere lobbies, rappresentanti della vecchia industria della comunicazione): Vodafone <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=11914&amp;numero=907" target="_blank">accusa</a> Mountain View di detenere il monopolio della pubblicità online, quasi fosse una colpa aver sviluppato un motore di ricerca migliore dei concorrenti.</p>
<p>In Italia e nel resto del mondo gli editori hanno alzato la voce accusando Google di favorire e praticare il furto dei diritti di proprietà intellettuale. In America si è mosso Rupert Murdoch, il tycoon interplanetario, mentre in Italia addirittura l&#8217;azienda del presidente del consiglio, che in ossequio alla sua naturale propensione ha subito messo online un portale di video (che sembrano molto presi da YouTube e rimontati su Mediaset Video). In particolare il demenziale decreto Romani che equipara un canale YouTube a un broadcaster va in soccorso di un intero settore dell&#8217;editoria, dominato dal capo politico del sottosegretario Romani.</p>
<p>Google ha infatti espresso preoccupazioni, circa il comportamento di alcuni paesi e la loro politica di filtraggio delle informazioni. La Cina è stata accusata di spionaggio e Google ha subito avuto un soccorso dall&#8217;amministrazione Obama, per voce del segretario di stato H. Clinton. Da noi Frattini è preoccupato di servire le sue principali stelle polari: il presidente del consiglio e Gheddafi, nessun cenno al fatto che in America qualcuno ci considera simili alla Cina.</p>
<p>Detto questo, la filosofia di Google si è ormai spostata verso una visione All In One, tutto compreso, che battaglia sul terreno del fattore tempo contro alcuni siti che hanno preso il sopravvento, in particolare Facebook. Anche Facebook sta lottando per aumentare i ricavi e arricchirsi di funzionalità che non si esuariscano nel mero aspetto ludico. Come sfruttare adeguatamente il fatto che Facebook veicola complessivamente più traffico di Google (è una statistica incompleta alla quale non credo, penso che questo accada su un tipo di siti con trust elevato, che siano riprendibili come fonte, il resto verrà tra qualche anno)?</p>
<p>Facebook potrebbe diventare un motore di ricerca? Si, nel senso che può diventare il primo fruitore di notizie, esattamente come può diventarlo Twitter, ma dovrebbe sviluppare una tecnologia simile al know-how di Google, che francamente non mi pare nelle sue corde. Google ha una storia di 15 anni alle spalle. Intanto però stringe accordi con Bing.</p>
<p>E Google? Può diventare un alter ego di Facebook attraverso Buzz? Qui il discorso è più complicato. Io penso che Buzz abbia un che di concettualmente sbagliato e cioè il fatto che sia legato a GMail. Trasmette l&#8217;idea di <a href="http://www.macworld.it/2010/02/17/altra-tegola-su-google-buzz/" target="_blank">essere più invasivo</a> di Facebook, che ci permette di scegliere amici tra più reti che non necessariamente corrispondono alla rete di contatti di una mail (che per esempio può essere usata per un unico scopo professionale e non personale). Non so bene come si evolverà la faccenda, ma ritengo che Facebook da questo punto di vista sia un prodotto estremamente  vincente e che per essere battuto debba trovare un concorrente che offra lo stesso, ma con migliore qualità e un dispendio minore di energia (la noia, infatti, è la prima nemica dell&#8217;intrattenimento).</p>
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		<title>Riflessioni anacronistiche sulla fine del web</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 08:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[FACEBOOK COMPIE 6 ANNI CON 400 MILIONI DI UTENTI
Einstein non l&#8217;avrebbe mai immaginato. Eppure un secolo dopo le sue grandi scoperte sulle interazioni tra spazio e tempo, sulla rete mondiale il fattore T relativo al tempo, che volgarmente possiamo chiamare DURATA, torna ad essere centrale.
Oggi le scoperte tecnologiche sono tutte volte a dare corpo al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>FACEBOOK COMPIE 6 ANNI CON 400 MILIONI DI UTENTI</p>
<p>Einstein non l&#8217;avrebbe mai immaginato. Eppure un secolo dopo le sue grandi scoperte sulle interazioni tra spazio e tempo, sulla rete mondiale il fattore T relativo al tempo, che volgarmente possiamo chiamare DURATA, torna ad essere centrale.</p>
<p>Oggi le scoperte tecnologiche sono tutte volte a dare corpo al fattore T. Pensateci bene: il cellulare che cosa è? Un telefono che ci permette di essere contattati ovunque noi ci troviamo. Si chiama annullamento della distanza, cioè in termini consumistici, impiego del fattore T. Quando esisteva solo il telefono fisso il consumo telefonico, la bolletta, era molto meno salata se stavamo sempre fuori casa per lavoro. Il cellulare nella maggior parte dei casi, sostituisce questo vuoto e crea consumi a tutte le ore.</p>
<p>Ma il Tempo non può essere occupato dal cellulare e basta, per motivi pratici e perchè si deve lavorare. Allora perchè non passare agli Smartphone, per non dire ai nuovi ritrovati della tecnologia, tipo l&#8217;I-Pad?</p>
<p>Sulla rete accade lo stesso. Da quando internet ha cominciato a pullulare di contenuti, creati dagli utenti, il vero fattore rilevante a livello economico è tornato ad essere il Fattore T. Con una precisazione: il UGC si è estremamente evoluto e l&#8217;occupazione del tempo è passata da residuale (basata su applicativi da scaricare in rete e utilizzare off-line) a totalitaria (basata su siti che offrono applicazioni da utilizzare esclusivamente on-line). Il consumo del tempo è divenuto parte integrante del consumo di traffico; ma mentre prima il traffico veniva convogliato su più siti alla ricerca di risorse, adesso si convogliano le risorse su pochi siti che consentono di far trascorrere il tempo dedicandosi ad applicazioni tra le più disparate. Facebook integra una funzione video, la chat, il networking, le risposte immediate, le immagini e una serie di applicativi a scopo ludico, che tengono incollato l&#8217;utente al sito social.</p>
<p>Questo fattore T pertanto, più che essere compresso, viene dilatato. Ma sul Tempo c&#8217;è poco da scherzare: 24 ore sono sempre 24 ore e Google, come già scrissi tempo fa, ha capito che il fattore Tempo incide sul volume generale di ricerche effettuate nel motore. Ecco perché anche Google è dovuto venire a patti con il fattore Tempo: la real time search non solo lo evoca, ma rende chiaro il concetto che anche su Google si possono trovare elementi &#8220;in tempo reale&#8221; tipici dei social network sites più in voga.</p>
<p>Qualcuno addirittura ipotizza che <a href="http://www.webpronews.com/topnews/2010/02/04/will-facebook-be-the-biggest-news-source-on-the-web" target="_blank">Facebook potrebbe prendere il posto di Google</a>, come principale aggregatore delle fonti di informazione. In realtà Facebook veicola già tanto traffico sui siti di media e notizie e non è un caso che molti giornali, specie negli Stati Uniti, abbiano una propria pagina Facebook con la quale postare in real time le notizie più interessanti. Il Corriere della Sera oggi <a href="http://www.facebook.com/pages/Corriere-della-Sera/284515247529?ref=ts" target="_blank">annuncia la sua</a>.</p>
<p>Il Fattore Tempo non può essere strizzato più di tanto. La strada del futuro, secondo Apple, per esempio, è un applicativo in grado di organizzare il tempo, un applicativo che accentri in un solo strumento voce, immagini, video, contenuti. Facile? 24 ore sono sempre 24 ore.</p>
<p>Se è così può esserci lo scoppio di una bolla relativa al Social? Se tutti i siti si affidano agli utenti, se il social commerce implode, se ogni sito, per tenere gli utenti al suo interno, si affida a una sezione social (che comprenda interazione attiva tra gli utenti) e se tutti i siti, parlo di quelli dominanti nei settori principali che trainano gli emulatori, facessero così potrebbe veramente succedere che alla fine la moda del Social esploda in una fragorosa bolla? E se dovesse accadere, quale futuro attende la rete?</p>
<p>I social network sites hanno un futuro nella misura in cui non arriva un diretto concorrente a spazzarli via, offrendo, di volta in volta, un plus che prima non c&#8217;era o non era stato sviluppato sufficientemente (si pensi al passaggio da MySpace a Facebook). L&#8217;unica soluzione reale è aumentare il novero delle cose che si possono fare in rete, a questo punto nasceranno siti e applicativi utili per farle: i siti social nascono come una naturale evoluzione della rete, sono estremamente &#8220;umani&#8221;, figli dei comportamenti sociali aggregativi, che sono connaturati.</p>
<p>Il tempo però resterà sempre quello.</p>
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		<title>Perché funzionano le liste: divismo e fanatismo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 09:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; sempre stupefacente notare che i giornali nostrani arrivano con quei due-tre anni di ritardo sulle tendenze del web e spacciano i loro articoli come scoop che descrivono le &#8220;nuove dilaganti manie&#8221; (vecchie di tre anni). Questa volta è il turno del link-baiting, che come sapete si è affermato con furore nella blogosfera e che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><img class="alignleft size-medium wp-image-656" title="top100" src="http://www.ottimizzaseo.com/wp-content/uploads/2009/11/ibiza-top-100-vol.-1-2009-300x300.jpg" alt="top100" width="225" height="225" />E&#8217; sempre stupefacente notare che i giornali nostrani arrivano con quei due-tre anni di ritardo sulle tendenze del web e spacciano i loro articoli come scoop che descrivono le &#8220;nuove dilaganti manie&#8221; (vecchie di tre anni). Questa volta è il turno del <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/tecnologia/play-list/play-list/play-list.html?ref=hpspr1" target="_blank">link-baiting</a>, che come sapete si è affermato con furore nella blogosfera e che ha sfruttato il meccanismo delle liste (in voga in America, ma soprattutto in Inghilterra, a partire da autorevolissimi giornali come il Times).</p>
<p>Perchè funzionano le liste?</p>
<p>1. Perché raccolgono in un unico spazio contenuti altrimenti separati<br />
2. Perché trattano spesso argomenti abbastanza in voga da suscitare interesse<br />
3. Perchè mettono in moto un meccanismo psicologico che scaturisce dal classificare persone, oggetti, fatti di pubblico interesse sui quali l&#8217;opinione pubblica si divide<br />
4. Perchè sono semplici da stilare e si riassumono in un elenco puntato, che non è altro che una semplificazione del contenuto fruibile da tutti<br />
5. Perché per effetto di tutti questi 4 punti si diffondono nel web, generando ulteriore feedback, tra chi le contesta, chi le appoggia o chi le riprende.</p>
<p>Il meccanismo funziona alla grande &#8211; e io l&#8217;ho sperimentato &#8211; con le classifica sulla musica, sullo sport o sul cinema. Questi tre ambiti non a caso sono contrassegnati dal fenomeno del divismo, che come suggerisce il nome eleva allo stato di divinità i maggiori protagonisti. Il divismo è associato al fanatismo, cioè al folto gruppo di sostenitori e supporters, definiti in modo civile come fans. Si può dire che gli dei, a un certo punto, si reggano esclusivamente sui fans, prima ancora che sulle loro azioni. Nessun fan dei Pink Floyd ammetterà mai che &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Absolutely_Curtains" target="_blank">Absolutely Curtains</a>&#8221; è un pezzo proprio mal riuscito, anche se fa parte di una colonna sonora, commissionata da terzi. Sfruttando il fanatismo dei fan, il divismo si mantiene vivo&#8230; e le liste si perpetuano, perchè tutti sono curiosi di andare a vedere la sorte toccata ai loro dei.</p>
<p>Due anni fa avevo uploadato su YouTube una countdown playlist sulle migliori canzoni rock di sempre. Era un giochino legato alla promozione di un sito su MySpace. Ebbene, prima che venisse bloccata dalla casa discografica dei Lynyrd Skynyrd, che disapprovava il sample di &#8220;Free Bird&#8221; inserito in classifica, il video aveva raccolto oltre 600 mila contatti e 5000 commenti, ed era nei 50 più visti dell&#8217;area musicale in Italia. I commenti erano in massima parte contrari alla mia opinione, ma soprattutto evidenziavano il meccanismo di difesa dei fanatici nei confronti dei loro divi. Un fatto psicologico normalissimo, che sta dietro a molte delle scelte sciagurate dell&#8217;uomo nella storia (non tutti possono essere pastori, il gregge è sempre la maggioranza).</p>
<p>Nella compilazione delle liste, anche quelle meno significanti che non coinvolgono direttamente il fanatismo (inteso come difesa integrale del divo), il dibattito si crea per semplice induzione. Già mettere a confronto due elementi, ordinarli, significa esprimere un giudizio personale. Sopra questo punto di vista si forma il confronto, così possiamo avere liste che riguardano i 50 migliori assoli di chitarra, ma anche i migliori temi di wordpress, i più popolari moduli di Joomla o i 20 modi per posizionarsi meglio sui motori di ricerca. A ciascuno il suo: basta che la lista attiri link e faccia aumentare la popolarità del nostro sito.</p>
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		<title>Google avanza, l&#8217;Italia arretra (penosamente)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 18:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basterebbe questo solido post di Alessandro Gilioli per descrivere la situazione grottesca che stiamo vivendo. Un paese che conta di uscire dalla crisi rinuncia alla scelta più saggia per farlo, rannicchiandosi in un eccesso di rigore che non so se definire ridicolo o drammatico. Ma quando impareremo a dare un giusto peso alla ricerca, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Basterebbe questo <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/05/no-non-e-un-paese-per-internet/" target="_blank">solido post di Alessandro Gilioli</a> per descrivere la situazione grottesca che stiamo vivendo. Un paese che conta di uscire dalla crisi rinuncia alla scelta più saggia per farlo, rannicchiandosi in un eccesso di rigore che non so se definire ridicolo o drammatico. Ma quando impareremo a dare un giusto peso alla ricerca, al web, alle idee, alla voglia di rischiare? Ma c&#8217;è qualche ministro, sottosegretario o deputato che abbia la minima conoscenza di come si muove (e possa migliorare) l&#8217;economia su internet? A me sembrano tutti preoccupati di mettere il bavaglio all&#8217;informazione indipendente, con la scusa di schiacciare ora il file-sharing, ora i gruppi demenziali (cioè costituiti da dementi) su Facebook e non si rendano conto di quante opportunità si creino con la rete, o quale scappatoia anti-crisi possa rappresentare in questi mesi.</p>
<p>Giorni fa discutevo con un cliente dei dati di conversione del suo sito di e-commerce ed era veramente deluso dal fatto che la crisi (che c&#8217;è) avesse modificato il profilo del suo acquirente tipo: da piccola impresa anche artigianale ad azienda medio grande in cerca di prodotti con lo sconto&#8230; un dato che dice tutto. Ma la vera questione è che andare in rete (e nel caso affidarsi a un consulente seo che facesse rendere il sito) gli è convenuto: i prezzi per la pubblicità sono più bassi e siccome ci si rivolge al web per cercare occasioni d&#8217;acquisto alla fine continua a vendere, vede il ritorno di investimento e affronta la crisi in modo tranquillo, cioè rispettando le scadenze.</p>
<p>Ora, la notizia buona per le imprese e i commercianti, ma anche i consumatori è che Google.com ha lanciato <a href="http://www.google.com/commercesearch/" target="_blank">Google Commerce Search</a>, che promette di aumentare le conversioni del proprio e-commerce. In tempi di crisi in America i giganti del web lanciano nuovi prodotti, offrono alternative alle imprese, addirittura annunciano nuove assunzioni (vedi Yahoo! che non vede l&#8217;ora di mettere alla prova il succo della sua alleanza con Microsoft), da noi si ritirano i soldi per la diffusione della banda larga, lasciando metà del paese in balia di un sistema digitale preistorico, con un grave, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/5-novembre-2009/banda-larga-governo-fondi-congelati.shtml" target="_blank">gravissimo danno per l&#8217;economia</a>.</p>
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		<title>La specializzazione del SEO</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 05:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La regola che sembra dare maggiori frutti sulla rete è quella della specializzazione (in inglese: niche, nicchia). Il motivo è semplice e la rete suggerisce la metafora comprensibile: l&#8217;oceano è vasto, pieno di prede e predatori, tutti devono sapersi distinguere per recitare un ruolo. Sia lo squalo, sia il tonno. Se questo principio è vero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div id="attachment_444" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px">
	<img class="size-medium wp-image-444" title="pescirete" src="http://www.ottimizzaseo.com/wp-content/uploads/2009/07/pescirete-300x225.jpg" alt="Per un Seo è opportuno distinguersi" width="300" height="225" />
	<p class="wp-caption-text">Per un Seo è opportuno distinguersi</p>
</div>
<p>La regola che sembra dare maggiori frutti sulla rete è quella della specializzazione (in inglese: niche, nicchia). Il motivo è semplice e la rete suggerisce la metafora comprensibile: l&#8217;oceano è vasto, pieno di prede e predatori, tutti devono sapersi distinguere per recitare un ruolo. Sia lo squalo, sia il tonno. Se questo principio è vero, soprattutto nei progetti di marketing non affiancati da un sufficiente brand, allora perchè non trasferirlo anche all&#8217;esterno della rete, nel mondo del lavoro.</p>
<p>Penso che il futuro del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ottimizzazione_(motori_di_ricerca)" target="_blank">posizionamento sui motori di ricerca</a> si giocherà sul fattore della diversità, della specializzazione. Google è certamente onnicomprensivo (e onnivoro), ma il segreto del suo successo è che riesce a integrare in un&#8217;unica interfaccia diverse applicazioni con la semplicità classica che si porta dietro fin dal suo esordio in rete. Basti pensare alla sua home page e a cosa succede quando si accede alle applicazioni dell&#8217;account.</p>
<p>Pertanto penso che anche il <a title="seo specialist sardegna" href="http://www.ottimizzaseo.com/">SEO specialist</a> possa differenziarsi e provare a seguire una specializzazione, con una buona possibilità di aumentare le proprie entrate e mettere in carniere più successi. Ci si potrebbe specializzare nel marketing turistico, nel local business marketing, in quello aziendale classico, nel marketing di e-commerce, nella promozione di blog o servizi di social network. In effetti ciò dovrebbe aiutare a focalizzarsi su una dinamica di problemi: conoscere il mestiere del cliente, non solo il sito, approfondire le notizie che provengono da quel campo, accrescere di esperienza e confrontare dati più omogenei attraverso i quali inferire non solo i comportamenti standard degli utenti, ma anche quello degli spider rispetto a siti più o meno simili. Insomma, non è mai troppo tardi per prendersi una specializzazione e costruirsi un portfolio di clienti-tipo. Siamo in un paese occidentale, la rete è globale, se l&#8217;economia non tracima del tutto c&#8217;è sempre modo di crescer professionalmente.</p>
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